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La Fabbrica illuminata
Passeranno i mattini/
passeranno le angosce/
           non sarà così sempre/
              ritroverai qualcosa...

Cesare Pavese
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"BABA’"                                                
concerto di storie cantate su temi sparsi
con Rossella Faa
chitarra: Paolo Alfonsi
contrabbasso: Nicola Cossu
fisarmonica: Fausto Beccalossi
percussioni: Giancarlo Murranca

Sul cammino iniziato con il cd “In Corde” (pubblicato nel 2003 per Live Studio), il nuovo concerto di Rossella Faa propone una serie di storie-cantate su temi vari. L’uso del “campidanese” con i suoi giochi di parole, le assonanze con altre lingue, il carattere saltellante e ritmico che lo caratterizzano, sono gli strumenti usati per trattare temi come: le diversità linguistiche intrainsulari (vedi “Isole nell’isola”) o la storia antica della Sardegna (vedi “Bianca è sa Vela”, ispirata al mito di Ampsicora), o per far cantare ancora voci perse nella memoria e nel tempo (vedi “Zai mi sedo in terra” su testo di Rafaela Puggioni e Carte Giacobbe).
Storie raccontate come pettegolezzi, come riflessioni libere e leggere, drammi del passato musicati come favole, messe in musica ripescando dal Mediterraneo, dalla Sardegna, dal Mondo.




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L’Associazione Culturale PROTAGONISTI
presenta                          

LAURA LATTUADA
in
Lettera allo sposo
di Botho Strauss
regia
BRUNO MONTEFUSCO
Scene: Massimiliano Nocente
Costumi: Teresa Acone
Musiche: Ludovico Enaudi
Aiuto Regia Danilo Meriano
Video realizzati da: Enrico Tubertini

”Lettera allo sposo” è il monologo di una donna abbandonata, che scrive  una lettera all’uomo che ama, che l’ha lasciata e che sta per sposare un’altra. E’un tentativo per ripristinare un dialogo interrotto e per fissare l’intensità e la forza di un rapporto amoroso al di là e contro la variabile “tempo”. Ed è anche e soprattutto la lucida e struggente affermazione dell’impossibilità della fine di questo rapporto perché “nessun altro” può interferire nel vissuto dei due ex amanti. Lettera allo sposo è un racconto di Botho Strass tratto dalla raccolta Nessun altro pubblicata nel 1987. Questo racconto prova in maniere evidente che il grande drammaturgo pur allontanandosi momentaneamente dalla forma teatrale, ne rimane profondamente impregnato ed è nostra intenzione dimostrare che questa “lettera” concepita come prosa, è in realtà una difficile ma intensa materia scenica. Attraverso una “lunga serie di interiezioni del sentimento”, si è provato a dare un volto, una voce, un nome a questa donna che, sola con i suoi ricordi ed i suoi pensieri, diventa quasi emblema di tutte le persone, uomini e donne, che sono state abbandonate dal loro amore ma che con dignitoso coraggio prendono coscienza della fine. Il linguaggio, scolpito, pregnante e a tratti violento, che vive della simmetria concetto-immagine tanto cara a Botho Strauss, narratore e drammaturgo, sarà, ancora una volta, passione, ricerca, sfida.

Botho Strauss è nato a Naumburg nel 1944.
Tema centrale della sua opera è la frustrazione del desiderio di contatto umano a causa di una nevrotica incapacità di comunicazione. Esso si realizza nei primi drammi attraverso una vena grottesco-surreale che sovrappone psicoanalisi e letteratura di consumo: Gli ipocondriaci (Die Hypochonder, 1972), Volti noti, sentimenti misti (Bekannte Gesichter, gemischte Gefühle, 1974). Con Trilogia del rivedersi (Trilogie des Wiedersehns, 1976), Kalldewey : farsa (Kalldewey: farce, 1981), e Il parco (Der Park, 1983), il mondo poetico di Strauss acquista maggiore concretezza psicologica. Il linguaggio si fa ricco di sfumature e allusioni letterarie.
Altri romanzi e racconti sviluppano in variazioni sempre nuove la perdita di un rapporto significativo con la realtà, che coincide con la dissoluzione della propria identità: La sorella di Marlene (Marlenes Schwester, 1975), La dedica (Die Widmung, 1977), Rumore (Rumor, 1980), Coppie, passanti (Paare, Passanten, 1981).

 

20 aprile

MICROBAND in
“WOOM, WOOM, WOOM!”

Spettacolo condotto ad un ritmo vertiginoso, disseminato di gags surreali ed irresistibili in cui si mescolano i generi musicali più diversi, dal rock a Bach e Beethoven, da Albano e Romina passando per Bob Marley e Paolo Conte, al folklore greco e ai canti di montagna. Per dirla con “Repubblica” un dinamismo funambolico, un Luna-Park vocale e strumentale gestito con prontezza ed originalità.

 

11 maggio

ORKESTRA ZBYLENKA in
“FESTIVAL DI FESTIVAL”
regia della Banda Osiris

L' OZ è una band comica composta da 4 elementi: Gilberto Tarocco (sax baritono, flauto, fisarmonica, voce), Sandro Di Pisa (chitarra elettrica, ukulele, voce, bassi), Fabio Koryu Calabrò (voce, percussioni, ukulele) e Giuseppe Boron (sax soprano e tenore, clarinetto, ukulele, percussioni e voce). Suonano insieme dal 1997, prima come Banda Bassalti, da cui nacque la Banda Brambilla e poi come OZ. L'OZ è una band trasformista e nasce dall'idea che la musica sia soprattutto messaggio e comunicazione e che più è contaminata e spuria e più si arricchisce e si migliora. Trovate qualche analogia con la società? L'OZ sì, e nei suoi spettacoli ci ride anche sopra.

"FESTIVAL DI FESTIVAL" è IL FESTIVAL INTERNAZIONALE di musica etnica.
Star di tutto il mondo si susseguiranno sul palco e vi accompagneranno con le musiche della loro terra. L'Orkestra Zbylenka, dal centro-europa, eccezionali interpreti della tradizione balcanica. Sandor Aspidi alla chitarra elettrica, Gilbuz Tarokov al sax baritono, Fiabo Brokalowsky alle percussioni e voce, Josepf Boronescu al sax soprano. Los Bilencos, dal Messico con Miguel all'ukulele, Miguel all'ukulele e Miguel all'ukulele, e un ospite davvero straordinario, il cui nome non riveleremo mai neppure sotto tortura. Ma ecco arrivare Joao Sbilencao ed il suo gruppo dal Brasile con il samba e la bossa nova, naturalmente Joao Sbilencao alla chitarra elettrica, Gilberto al flauto traverso e Pepinho&Koryunho alle percussioni. Dagli USA, un gruppo di italo-americani, figli di emigrati napoletani, The Sbee Lenk Quartet, con Peppino al sax tenore, Pasquale alla chitarra elettrica, Gennaro al sax baritono e Salvatore alle percussioni e voce in un repertorio jazz-blues-partenopeo di grande effetto. Grande successo in Francia ed ora anche al “Festival di Festival” per L'Orchestre Sbilenque da Parigi, con Gilbert Sbilenque alla fisarmonica, Sander Sbilenque alla chitarra, Joseph Sbilenque al clarinetto e Monsieur Sbilenque alla voce. Chiuderà questa grande kermesse, a furor di popolo, un grande ritorno, l'OZ. Chi vincerà il festival? Lo scoprirete solo vivendo. Quattro simpatici presentatori vi accompagneranno in questa carrellata musicale. Buon divertimento... Ma non andate via... c'è il 'Dopo Festival' in cui non potete perdere la performance degli Alpini di Mare!



 

 

 





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