“LA
PARRUCCA”
di Natalia Ginzburg
con Alessandra Raichi
regia di Marco Parodi
I testi della Ginzburg sembrano
sempre di facilissima scrittura,
una scrittura sciatta, quotidiana,
fatta di borbottii al limite
dell’inconsistenza. Ma è solo
apparenza. In realtà,
dietro a queste chiacchiere ininterrotte
si nasconde un profondo disagio
esistenziale, che lascia intravedere
l’abisso del silenzio,
del vuoto, del fallimento. Ed
anche se la scrittrice sembra
sempre dare vita ad un gioco
di rimandi che mira a distrarre
lo spettatore, quasi a volergli
nascondere un mondo di solitudini,
di coppie in crisi, ormai condannate
all’incomunicabilità,
a prevalere è l’angoscia
che invade progressivamente la
scena sempre più vuota
di tutto, anche dei mobili, ridotti
a un letto, a qualche sedia,
a delle suppellettili.. “La
parrucca” che dà il
titolo al monologo in realtà non
compare in scena, ma è stata
buttata in strada, prima dell’apertura
del sipario, dal marito di Lei
dopo una furibonda lite coniugale.
E la povera donna, al telefono
con la madre, ricostruisce le
tappe di una crisi matrimoniale
alla quale, forse, si potrebbe
porre rimedio se… E intorno
a questo “se” pirandelliano,
l’ultimo di una serie casuale
di accidenti che modifica il
rapporto fra i personaggi, è costruito
un finale a sorpresa che stempera
con grande ironia il tono cupo
appena velato di malinconia dell’intero
monologo, e che naturalmente
non anticiperemo allo spettatore.
Natalia Levi nasce
a Palermo il 14 luglio1916
da famiglia ebraica di origine
triestina. Il padre, Giuseppe
Levi, professore universitario,
e i suoi tre fratelli verranno
imprigionati e processati per
antifascismo. Trascorre a Torino
l'infanzia e l'adolescenza
in uno stato di profonda emarginazione,
che la induce a trovare una fonte
di evasione proprio nella scrittura.
Così Natalia, compagna
di strada di Cesare Pavese negli
anni '30, inizia assai presto
a scrivere, e a diciotto anni
pubblica il suo primo racconto,
I bambini, sulla rivista «Solaria».
Nel 1938 sposa Leone
Ginzburg (col cui cognome firmerà in
seguito tutte le sue opere),
docente universitario di letteratura
russa e collaboratore di Giulio
Einaudi nella casa editrice fondata
nel 1933. Dal '40 al '43 vive
in un paesino dell'Abruzzo, dove
il marito, dirigente della cospirazione
antifascista clandestina, è stato
mandato al confino. Qui scrive
il suo primo romanzo La strada
che va in città, pubblicato
nel 1942, con lo pseudonimo di
Alessandra Tornimparte, a causa
delle leggi razziali.
Dopo la morte del marito — ucciso
nel carcere di Regina Coeli dai
fascisti nel febbraio del '44,
pochi mesi prima dell'arrivo
degli alleati a Roma — ritorna
a Torino, dove riprende a lavorare
per la casa editrice Einaudi,
presso la quale segue peraltro
i primi passi di Italo Calvino.
Nel 1947 il suo secondo romanzo, È stato
così, vince il premio "Tempo".
Nel '50 sposa l'illustre
critico e studioso di letteratura
inglese, Gabriele Baldini,
docente di letteratura inglese
e direttore dell’Istituto Italiano
di Cultura a Londra. Quindi inizia
per Natalia Ginzburg il periodo
di più ricca fioritura
letteraria. Nel 1952 pubblica
Tutti i nostri ieri; e nel 1957
al volume di racconti, Valentino,
viene assegnato il premio Viareggio.
Durante un soggiorno a Londra,
dove il marito dirige L'Istituto
Italiano di Cultura di Belgrave
Square, scrive Le voci della
sera (1961). Nel '62 esce la
raccolta di saggi Le piccole
virtù; e nel '63 vince
il premio Strega con Lessico
famigliare. Nel '69 rimane nuovamente
vedova.
Negli anni Settanta, non solo
vengono pubblicate le raccolte
di saggi Mai devi domandarmi
('70) e Vita immaginaria ('74),
il romanzo Caro Michele ('73)
e il racconto Famiglia ('77);
ma escono anche due raccolte
di commedie teatrali (alcune
delle quali di notevole successo
scenico e filmico), Ti ho sposato
per allegria e altre commedie
('70), e Paese di mare e altre
commedie ('73).
Nel
1983 viene eletta al Parlamento,
come indipendente nelle liste
del Pci. Sempre nello stesso
anno grande successo ottiene
la ricostruzione storica su
La famiglia Manzoni; a cui
nel 1984 segue l'ultima sua
opera romanzesca, il romanzo
epistolare La città e
la casa. Muore a Roma tra il
6 e il 7 ottobre 1991. (D.M.)