

"FRAMMENTI
DI UN DISCORSO AMOROSO"
Ovvero
Enciclopedia partecipata dell'amore
di Roland Barthes
drammaturgia e traduzione Rita Cirio
con Pino Micol
Regia Marco Parodi
“Forse bisogna pensare
a Roland Barthes come lui stesso
si pensava: un rapinoso analista
del sentire, dell’apparire
quotidiano. Perciò, forse,
i “Frammenti di un
discorso amoroso” sono
il suo libro per eccellenza,
quello in cui le tensioni più diffuse,
più comuni dell’amore
si pensano e ripensano con struggente,
prodigiosa, interminabile eloquenza.
La parola avvicina le povere
e grandi emozioni dell’amore
alla luce accecante di una ragione
lucidissima. Sicché “l’amore
apre gli occhi” per fulminarli.
E rende subito soffocante il
sentimento della mancanza. Del
resto “così la vita:
cadere sette volte e rialzarsi
otto”. Rialzarsi sempre
e di nuovo per attingere sempre
e di nuovo il sentimento dell’”assenza” che,
vissuta dolorosamente da chi
ama, testimonia che egli ama
veramente. Proprio così:
tutta l’esistenza e la
scrittura di Barthes, come dice
Umberto Eco, è una “richiesta
di vicinanza”. Quella vicinanza
che, quando si dilegua, vive
del suo cercarsi instancabile,
del suo instancabile perdersi. “Barthes
ha offerto lo spettacolo di un’intelligenza
e di una sensibilità in
esercizio”, scrive ancora
Umberto Eco. E di questa segreta
ma evidentissima vocazione spettacolare
si fa elegante interprete Rita
Cirio, che ha il coraggio e la
virtù drammaturgica di
mettere in scena quella dolce
e irrinunciabile ossessione per
cui l’uomo “da quando
esiste, non smette di parlare”.
E ne deriva un testo tenero e
inesorabile, severo e leggero
che non teme quella assenza
di azione che di solito
non giova al teatro. Ma qui l’assenza
di azione è precisamente
l’azione stessa, che non è né “scarna” né “oratoriale”.
Essa è il dinamismo incessante
del “frammento d’amore”.
Sarebbe troppo lungo dire perché vengono
in mente Beckett e il suo Godot.
Ma tutto il languido prodigio è qui,
nella parola che fa dire: “Io
sono colui che aspetta”.
Roland Barthes. Nato
a Cherbourg nel 1915 (morì a
Paris nel 1980), insegnò all'Ecole
pratique des hautes é tudes;
dal 1976 al Collége
de France. Ha collaborato a
numerosi periodici, tra cui «Esprit», «Tel
Quel» ecc. Barthes è stato
uno dei maggiori esponenti
della nuova critica francese
di orientamento strutturalista.
Ha pubblicato alcuni acuti
studi su scrittori classi e
contemporanei, rilevando e
analizzando alcune linee di
sviluppo della narrativa recente.
Tra le teorie che più ebbero
influenza all'epoca, il cosiddetto
'grado zero' della scrittura,
cioè il modo parlato
come una delle più significative
peculiarità della scrittura.
Ha indagato inoltre le relazioni
esistenti tra i miti (e i feticci)
della realtà contemporanea
e le istituzioni sociali. Ha
studiato l'incontro-scontro
che si verifica tra la lingua
come patrimonio collettivo
e il linguaggio individuale.
Ha sviluppato una feconda teoria
semiologica, volta a illuminare
le grandi unità di significato.
Ha riproposto un criterio di
lettura che, oltrepassando
i moduli dell'accademismo filologico,
si ponga come interrogazione
e sollecitazione del testo.
Le opere dell'ultimo decennio
hanno progressivamente accentuato
l'aspettosoggettivo
e letterario che, in dialettica
con la tensione oggettiva e scientifica
della sua cultura critica, ha dato
esiti particolarmente ricchi e
suggestivi.
Rita Cirio, critico
teatrale e inviato speciale
dell’”Espresso”, è autrice
di vari saggi, tra cui “Serata
d’onore” (Milano,
1983) e il “Mestiere
d’attore” (Roma,
1992). Ha inoltre pubblicato
il libro-testamento di Fellini “Il
mestiere di regista” (Milano,
1994) e “Dipingere il
teatro” (Roma, 2000),
sul lavoro dello scenografo
Emanuele Luzzati. In Francia
ha pubblicato “Scènes
d’objets à l’italienne” (Parigi,
1991), un ritratto dell’Italia
attraverso gli oggetti-feticcio
che “arredano” la
nostra memoria collettiva.